Che cos’è la Filosofia? Che ne è e che ne sarà?


La domanda: che ne sarà della filosofia? non è diversa dalla domanda: che ne sarà dell’uomo?
(Nicola Abbagnano)

Ho conosciuto la Filosofia, con la ‘F’ maiuscola in quanto genere sommo di tutte le filosofie passate, presenti e future, circa sette anni fa, quando accedetti a quella che all’epoca veniva ancora chiamata “la prima liceo”. Da quel momento ho iniziato a studiarla, leggerla e viverla. Poi c’è stata la scelta della facoltà universitaria e, facendo una scelta di cuore, piuttosto che di denaro, optai proprio per la Filosofia. Una volta laureatomi non ho smesso di acquistare tutti i più grandi capolavori della storia del pensiero occidentale, anche quelli che non riuscivo a digerire; mi sono informato e appassionato tanto da farne il mio modus vivendi. Eppure è da sette anni che non solo abbraccio la Filosofia, ma affronto anche un interrogativo che, sia io o qualcun altro a pormi, non cessa tuttora di disarmarmi e mettermi a disagio.

Che cos’è la Filosofia?“. Si sa, noi filosofi siamo più bravi a creare le domande, piuttosto che a risolverle; il nostro forte è complicarci la vita con quesiti a cui poi non sappiamo mai trovare un’unica risposta, se non al duro e poco professionale prezzo di restringere l’orizzonte delle possibilità e peccare di limitatezza. Ed effettivamente la domanda, che può apparentemente sembrare semplice, o addirittura banale, richiederebbe una spinosa trattazione, grande analiticità e una buona dose di cautela, affinché soddisfi i criteri di esaustività e precisione che il nostro ‘protocollo‘ richiede, senza però non minimizzare le branche extra-filosofiche o annichilire la Filosofia stessa in relazione ad esse.

thumb_bundle-32-filosofia.650x250_q95_box-0,0,647,249.jpg

Difatti, se il termine ‘filosofia‘ viene spesso ricondotto alla radice etimologica (sempre più inflazionata e talvolta connotata di una sfumatura sarcastico-valutativa) di ‘amore per la conoscenza‘, resta il fatto che non si capisce per bene cosa questo ‘amore’ e questa ‘conoscenza’ possano essere con chiarezza. Pare che perfino nemmeno i grandi pensatori, quelli che la Filosofia l’hanno fatta, siano riusciti nel corso di secoli – se non millenni – a contornare un univoco, stabile e definitorio concetto capace di rispondere al suddetto interrogativo.

La Filosofia è passata da essere forma di pensiero razionale, post-mitologica e naturalistica con i greci dal VII al V secolo a.C. a studio sull‘uomo e per l’uomo con i Sofisti, noti per gli interessi di lucro, e con la dialettica etica di Socrate. Ma solo con gli insuperati Platone e Aristotele si è assistito per la prima volta nella storia dell’Occidente alla costituzione di sistemi filosofici dalla portata onnicomprensiva: quasi come degli enciclopedisti, quelli che possono esser visti i punti massimi della ricerca filosofica hanno dato il via a forme di riflessione che non comprendevano solo la mera astrazione, la speculazione, l’analisi logica, bensì accoglievano ogni punto dello scibile umano: psicologia, morale, politologia, antropologia, biologia, astronomia, matematica e musicologia, geografia, linguistica, medicina ed estetica, giusto per dirne qualcuno.       Gli sviluppi storico-culturali, tuttavia, nello stesso tempo in cui si estingueva l’aetas aurea della Grecia classica, videro l’insorgere numerose rivoluzioni: nacque il libro come strumento di fruizione contenutistica, presero piede le biblioteche, i musei e centri di divulgazione meno ‘alti’ dell’Accademia e del Peripato ateniesi, ma soprattutto con l’ellenismo si diede il via a scuole filosofiche che oggi non stenteremo a definire pre-esistenzialiste, forme contaminate di religiosità e a-scientificità (si pensi allo stoicismo, allo scetticismo, all’epicureismo o, ancora, al neoplatonismo).

Fu così che la filosofia, nata grande, divenne piccola, mista e plurima.

Tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone.
(Alfred North Whitehead)

Da quel momento, la filosofia non avrebbe conosciuto più alcuna figura – eccezion fatta per i pochi, quali Kant, Hegel e i sistematisti – capace di riunificare tante branche in sé stessa. Questo per via della settorizzazione del sapere, dello specialismo, all’avanzata prima della religiosità (a cui seguitò la teologia), poi della scienza moderna (a cui si deve la nascita di un’epistemologia talvolta ai confini con lo scientismo).

Il risultato? Dopo più di duemilacinquecento anni, della filosofia si sono offerte infinite definizioni, senza mai trovare un compromesso unanimemente accettato e univocamente concepito. Non resta che fare una scelta individuale o, come si limitò a sostenere Heidegger, riferirsi alla filosofia come una forma di allenamento al ben pensare.

moriconi-1

Alla domanda “che cos’è dunque la filosofia?” rispondo con una seconda domanda, cioè “che cosa non è la filosofia?”. La filosofia non è un sentiero definito, con contenuti e finalità specifici. La filosofia può declinarsi in infinite forme (il che è comprovato dalla moltitudine di filosofi avvicendatisi nella storia) senza mai snaturarsi. E proprio questa sua essenza camaleontica, che la rende tutto e niente, va considerata con cautela: è un grande vantaggio, giacché noterete sempre un filosofo tra cento studiosi quando e se lui vorrà distinguersi, noterete che saprà adattarsi duttilmente a qualsivoglia tipo di studio e materia; e una grande debolezza, poiché si rischia l’evanescenza e l’inconsistenza. Vi stupireste di quanti colleghi di filosofia ho conosciuto, inqualificabili come filosofi e di quanti filosofi si annidano ancora privi di una laurea che lo certifichi.

I filosofi si sono limitati a interpretare in modi diversi il mondo; si tratta ora di trasformarlo.
(Karl Marx e Friedrich Engels)

Ciò che rende filosofica la Filosofia dovrebbe difatti essere la sua attualità. È stato proprio questo il motivo della mia scelta di mostrarmi sui social, quello di dimostrare che la Filosofia è viva e che tutto vive di lei. Nonostante essa oggi arranchi, piccola davanti al fideismo scientifico e tecnologico, arrivando ad ibridarsi con esso (si pensi alla filosofia sperimentale, al cognitivismo e agli studi sulle IA), la Filosofia respira ancora. Tuttavia è necessario che la stessa Filosofia si ripensi, sia riformata in funzione di un uso pratico e concreto dei suoi elementi.

Uno dei traguardi è stato portato avanti da Achenbach, attraverso la genesi della cosiddetta consulenza filosofica: a scapito di scienza psicologica e psichiatrica, la consulenza filosofica lavora sui metodi, piuttosto che con un metodo, lavorando col paziente non sul paziente. In questo modo emerge l’ergonomicità di una filosofia che è quindi mezzo e non fine.

Essere filosofi significa adottare una plasticità modale tale da abbracciare ogni ambito di studio, certo con i propri punti di spicco, cogliendo l’essenza dei singoli settori. Essere filosofi significa assumere come chiave di lettura un filtro aperto, comunicante e tutt’altro che ermetico.

scuola-di-filosofia

Se è utile oggi la Filosofia? Certo che ! Non parlo naturalmente di quella filosofia studiata in centri universitari e che non fa che coltivare le polveri su menti fresche e pregnanti, avvallando la tesi del filosofo-mummia: non servono più reperti fossili di una filosofia morta; si ha l’urgenza dell’investimento attuale e vivo di chi oggi ha saputo spogliare la filosofia delle sue vesti rosicchiate dalle tarme del tempo per rimodellarla in funzione di un sistema che deve, però, da parte sua, ricollocare le nuove figure in un ambiente professionale ad hoc.

Al giorno d’oggi vi sono professori di filosofia ma non filosofi.
(Henry David Thoreau)

Cosa ne sarà della Filosofia? Domanda interessante e polivoca. Partiamo dal presupposto che il Filosofo, con la ‘F’ maiuscola, icona totem di un’unica e perfetta forma di Filosofia, non esiste. I post-kantiani credevano la filosofia fosse morta con Kant, idem dicasi per gli hegeliani e per tutti postcursori dei Grandi del pensiero. La Filosofia non morirà, ma cambierà. Forse non verrà più insegnata, forse il filosofo prenderà il nome di saggista, scrittore, giornalista. Questo accade già da tempo.

Si sa, l’antiaccademico, il diverso, il nuovo (che è poi ciò che rende viva e attuale la Filosofia), non piace alle aule universitarie né ai docenti che devono valutarlo. Per questo però gioisco della libertà fornita dal web, lo stesso web che liquefa principi di costanza e dedizione, ma che possiede la giusta dinamicità e aperta concorrenza che ormai anche i più rinomati centri di studio hanno irrimediabilmente perso.

La filosofia si insegna solo nell’agorà, in un giardino, o a casa propria. La cattedra è la tomba del filosofo, la morte di ogni pensiero vivo; la cattedra è lo spirito in gramaglie.
(EM Cioran)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.