IN VITRO VERITAS! – CONSIDERAZIONI SU “CULLE DI VETRO” DI MARGHERITA FRONTE (ENCICLOPEDIA DELLE DONNE) |RECENSIONE|

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TITOLO: Culle di vetro – Storia della fecondazione artificiale


AUTRICE:
Margherita Fronte


ANNO:
2017


CASA EDITRICE:
Enciclopedia delle Donne


NUMERO DI PAGINE:
170


PREZZO DI COPERTINA:
12€


SECONDA DI COPERTINA:

“Il libro riassume un secolo di peripezie non soltanto scientifiche: errori, ingenuità, colpi bassi, colpi di scena e colpi di fortuna, imbrogli, amicizie, duelli mediatici tra celebrità, manipolazioni dell’opinione pubblica, scandali veri e presunti, tragedie collettive e personali, scontri ideologici sempre pronti a riaccendersi. La Storia, insomma, come viene iscritta nel corpo delle donne e questa volta con la loro partecipazione”. Così Sylvie Coyaud nella sua introduzione. La possibilità di creare “artificialmente” la vita ha messo donne e uomini in una condizione di grande responsabilità. Questo libro è uno strumento che si rivolge a chi desidera comprendere, attraverso e oltre le polemiche e le contrapposizioni etiche o religiose, i termini della questione, da un punto di vista tanto tecnico-scientifico che storico ed etico-giuridico.


COMMENTO AL TESTO:

Oggi parliamo di una vera e propria chicca, unica non solo per tema e argomento, ma anche per la sua casa editrice che le ha dato vita assieme all’autrice. Enciclopedia delle donne, è difatti un’associazione culturale e artistica che, riunendo la grandissima collezione storica in possesso delle più eminenti figure femminili, ricorda – o spesso attesta, sancisce ex novo – la grandezza della Donna negli ambiti politici, ideologici, espressivi o scientifici. Una casa editrice, ma non solo, da promuovere e sostenere per la qualità dei suoi contenuti, ma soprattutto in virtù del metamessaggio dietro ciascuno dei suoi prodotti: la storia umana è stata ed è tuttora una storia anche femminile. E femminile è anche la storia di cui parla “Culle di vetro”, un saggio scritto dalla penna affilata ed esperta della giornalista medico-scientifica Margherita Fronte. Questo testo tanto leggero quanto disarmante, ci insegna che della donna come mezzo e come fine, come strumento e come obiettivo di uno sviluppo che è stato prima scientifico, poi legale, etico, religioso, etnico. Stiamo parlando della fecondazione artificiale, in ogni sua forma, per ogni suo scopo.

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Accedendo al tema, desueto nel suo genere editoriale e letterario, attraverso una preziosa introduzione di Sylvie Coyaud, che conferisce al volume un valore aggiunto per efficacia e qualità; passando per una genealogia della nascita e degli sviluppi della fecondazione artificiale, epistemologici in primis; per poi arrivare ai dilemmi etici per eccellenza, ai timori e pericoli che questo traguardo reca con sé; il viaggio esperienziale che “Culle di vetro” regala, è davvero toccante e interessante. Cosa scopriamo, affrontando la presente lettura?
Scopriamo che a gettare le sementi della pratica in questione non è stata la scienza odierna, ma la filosofia greca, con Anassagora, Empedocle, Aristotele.
Scopriamo che la scienza non ha mai proceduto a senso unico, in maniera uniforme, crescente, lineare, evolutiva – come spesso ci sembra di percepire. Piuttosto, ad ogni successo seguitò un fallimento, per ogni meta raggiunta c’era un limite invalicabile. Un’altalena, un percorso ad ostacoli: questo è stata la storia della fecondazione artificiale, promossa da una scienza davvero ignorante di un soggetto che da sempre aveva difatti ignorato, qual era la donna, di cui addirittura si credeva fino al Novecento che fosse fertile durante le mestruazioni. Usata alla stregua di un animale e sottoposta alle stesse pratiche letteralmente applicate a cavie e cani, la donna (spesso forzata, povera, schiavizzata, brutalizzata com’era la donna nera dei laboratori privati sperimentali, dove non si usava nemmeno l’anestetico per non compromettere i risultati dell’intervento) è stata il movente di una pratica che per diventare efficiente l’ha usata e oggettivata. Ma scopriamo anche che per fortuna non ogni uomo o donna di scienza ha agito allo stesso modo: numerosissimi centri anzi, vivevano per la donna, la frustrazione di fronte alla sua sterilità e alla volontà di mettere al mondo una vita a lei biologicamente unita.
Scopriamo che è stata la scienza a difendere – comunque assecondando anche i suoi interessi privati – la realizzazione di una pratica che nel ’72 veniva definita «la più grande minaccia all’umanità dai tempi della bomba atomica».

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Ed in effetti, che la si guardi in un modo o in un altro, la fecondazione artificiale ha esteso il potere demiurgico dell’uomo anche sull’uomo stesso, facendolo padrone della vita, manipolatore della sua esistenza, egemone del DNA, dello spermatozoo, dell’ovulo, dell’embrione, della cellula, della vita. Nel 25 luglio del 1978 nasce Louise Brown, la prima persona che, senza complicazioni o mostruose deformazioni, viene partorita a seguito di una fecondazione artificiale. Nascerà nascosta dalla stampa e dai media che da mesi osservavano tutti gli sviluppi discutendo animatamente sulla liceità del fatto, sulla sua normalità, sulle conseguenze dell’atto in sé; la stessa stampa che all’indomani del parto esulterà nel giubilo, esordendo con la prima pagina “It’s a girl!”, lasciando basite intere nazioni. Nascerà, e da quel momento il mondo non sarebbe più stato lo stesso.

LA NAISSANCE DU PREMIER BEBE-EPROUVETTE 1978

Andando più veloce della morale, la scienza scatenò con un indelebile effetto domino un’interminabile serie di dilemmi etici, legali, religiosi, politici, ancora oggi insoluti – o insolubili.
Tra le tante diatribe si pensi a quella sostenuta dagli antiabortisti, in merito alla definibilità della vita in seno all’embrione artificialmente creato: quando questo può considerarsi un essere vivente, perciò dotato di inviolabili e inalienabili diritti umani? Quando è lecito manipolare, impiantare, trasferire, alterare, eliminare? Quando la cellula fecondata è da considerarsi vita? Per molti fronti, tutto aveva un senso a partire dal quattordicesimo giorno, momento in cui cominciava ad avviarsi tutta una parte di processi biologici assimilabili alla vitalità organica. Per altri la vita era tale già dal momento dell’unione fra le due cellule sessuali.
Questa almeno la posizione della Chiesa, fin da subito in aperta ostilità col processo bioscientifico della Fiv (fecondazione in vitro), come attesto dalle numerose encicliche papali: il dibattito sulla fecondazione artificiale eliminava la sacrosanta immagine dell’unione fisica e spirituale tra uomo e donna, privando la procreazione della sua condizione essenziale e necessaria; il tutto andava poi a collegarsi all’altrettanto discusso tema sulla pillola contraccettiva: come la fecondazione artificiale, la pillola generò una rivoluzione nell’immagine tradizionale – e sessistica, patriarcale, misogina, asimmetrica – della famiglia cristiana occidentale, in cui uomo e donna non godono di pari stili di vita, diritti e doveri, piaceri o mansioni. La pillola garantiva un’autonomia genitoriale, un’autosufficienza negli studi e nella carriera che alla donna non era mai permesso svolgere, causa gravidanze, gestazioni, cure domestiche. Il contraccettivo poi, proprio come la fecondazione in vitro scardinava vecchi valori, obsoleti ideali di sessualità volta alla sola riproduzione, apriva alla possibilità di esser genitori anche senza esser uomo e donna, o senza doversi unire biologicamente per poter dare amore a una nuova vita.

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Altri scontri interessavano l’uso di embrioni soprannume andando più veloce della morale, la scienza scatenò con un indelebile effetto domino un’interminabile serie di dilemmi etici, legali, religiosi, politici, ancora oggi insoluti – o insolubili.
Tra le tante diatribe si pensi a quella sostenuta dagli antiabortisti, in merito alla definibilità della vita in seno all’embrione artificialmente creato: quando questo può considerarsi un essere vivente, perciò dotato di inviolabili e inalienabili diritti umani? Quando è lecito manipolare, impiantare, trasferire, alterare, eliminare? Quando la cellula fecondata è da considerarsi vita? Per molti fronti, tutto aveva un senso a partire dal quattordicesimo giorno, momento in cui cominciava ad avviarsi tutta una parte di processi biologici assimilabili alla vitalità organica. Per altri la vita era tale già dal momento dell’unione fra le due cellule sessuali.
Questa almeno la posizione della Chiesa, fin da subito in aperta ostilità col processo bioscientifico della Fiv (fecondazione in vitro), come attesto dalle numerose encicliche papali: il dibattito sulla fecondazione artificiale eliminava la sacrosanta immagine dell’unione fisica e spirituale tra uomo e donna, privando la procreazione della sua condizione essenziale e necessaria; il tutto andava poi a collegarsi all’altrettanto discusso tema sulla pillola contraccettiva: come la fecondazione artificiale, la pillola generò una rivoluzione nell’immagine tradizionale – e sessistica, patriarcale, misogina, asimmetrica – della famiglia cristiana occidentale, in cui uomo e donna non godono di pari stili di vita, diritti e doveri, piaceri o mansioni. La pillola garantiva un’autonomia genitoriale, un’autosufficienza negli studi e nella carriera che alla donna non era mai permesso svolgere, causa gravidanze, gestazioni, cure domestiche. Il contraccettivo poi, proprio come la fecondazione in vitro scardinava vecchi valori, obsoleti ideali di sessualità volta alla sola riproduzione, apriva alla possibilità di esser genitori anche senza esser uomo e donna, o senza doversi unire biologicamente per poter dare amore a una nuova vita.
Altri scontri interessavano l’uso di embrioni soprannumerari per garantire risultati ottimali, ma che portavano all’uccisione delle vite in potenza ‘di troppo’; la creazione di embrioni ex novo, in tutto artificialmente creati, considerati delle autentiche mostruosità da aborrire; per non parlare dei movimenti femministi, che vedevano nel fenomeno l’ennesima pratica di controllo della sessualità femminile, in questo caso del suo proficuo potere procreativo.
Ancora, apertissimo è il correlato quesito sulla commercializzazione della vita, attraverso il cosiddetto utero in affitto, la gravidanza surrogata o la possibilità di selezionare alcuni aspetti cui l’embrione dovrà essere provvisto (colore degli occhi, dimensioni, naturalmente il sesso) e che comporta la monetizzazione da un lato, l’uccisione di ciò che non soddisfa i criteri ricercati dall’altro: fino a che punto la vita può essere quantificata, venduta, comprata, pagata? Quanto è lecito selezionare persone come fossero capi d’abbigliamento?
Ma forse, il più significativo dei timori, che ancora oggi echeggia tra le dissertazioni, riguarda chi, memore della politica eugenetica di stampo nazista, considera altamente probabile un uso della fecondazione artificiale volto alla generazione di individui geneticamente modificati, modellati ad hoc sulla base di criteri mirati e sovraordinati: nasceranno organismi dotati di sesso, forma, connotati, tratti somatici, forza fisica, risorse cognitive, forse anche gusti, virtù, ideali e volizioni, eteronome e strumentalizzabili per fini economici, politici su scala globale.

Illustration of artificial fertilization of egg in vitro

Una cosa è certa, il caso della fecondazione artificiale è e rimarrà per molto tempo un caso polivoco, problematico, difficile: se ne forniranno tante visioni, si faranno innumerevoli progressi (o regressi?) a cui seguiteranno nuove domande, nuove paure, nuove contestazioni. Dagli sviluppi del vitro conseguiranno nuovi mutamenti mondiali e viceversa. Dalla diversità legislativa, ideologica, economica conseguiranno eterogeneità di condotte ed effetti sociali.
E tutto questo, nella sua immensa amleticità è evidenziato dalla grande Margherita Fronte, che attraverso uno stile fruibile, giornalistico e cronachistico, fa luce su uno dei più epocali momenti della storia umana e terrestre.

 

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