SESSUALITÀ E RIVOLUZIONE – CONSIDERAZIONI SU “MANIFESTO CONTROSESSUALE” DI PAUL B. PRECIADO (FANDANGO LIBRI)

PRECIADO

TITOLO: Manifesto Controsessuale

AUTORI: Paul Beatriz Preciado

ANNO: 2019

CASA EDITRICE: Fandango Libri

NUMERO DI PAGINE: 240

PREZZO DI COPERTINA: 18,00€


SECONDA DI COPERTINA:

Dall’autore di Pornotopia, Testo Tossico e Terrore Anale, torna in libreria, a vent’anni dalla sua prima edizione, in una nuova versione completamente aggiornata, un libro imprescindibile per comprendere il dibattito contemporaneo intorno alle politiche femministe, queer e trans genere.
Rovesciando tutti i vincoli sulle limitazioni a ciò che può essere fatto al corpo e con il corpo, Paul B. Preciado espone nuovi principi per una rivoluzione controsessuale che riconosce i genitali come oggetti tecnologici e offre un vero e proprio manuale per smantellare passo passo il contratto sessuale eterocentrico. Supportato dagli studi di Derrida, Foucault, Haraway, Butler e Deleuze, l’autore scava ancora più a fondo nella decostruzione della presunta naturalità dell’identità e, a partire dall’affermazione che il dildo precede il pene – nella storia della sessualità l’artificio, quindi, compare prima della natura –, pone le basi per nuove pratiche di liberazione sessuale. Mai prima d’ora un libro era riuscito nell’intento di somigliare così tanto a un vibratore high-tech, e raramente il terrorismo intellettuale è stato così rigorosamente documentato.
Manifesto Controsessuale è un libro oltraggioso, un testo letterario performativo, un saggio di teoria trans e un invito all’azione. Segna un punto di non ritorno negli studi di genere, e chissà, anche nell’intimità di chi lo legge.


COMMENTO AL TESTO:

Se è vero che i filosofi spiccano per le loro proprietà di anticipatori del futuro in nuce nel presente, questa affermazione diventa decisamente azzeccata nel caso di Paul Preciado, scrittore e pensatore spagnolo, eclettico e discusso. In questo caso si parla del Manifesto controsessuale, un saggio che FandangoLibri ha portato alla luce nel panorama letterario italiano, pubblicato in Francia nel 2000 e tradotto in Italia nel 2002, dove non riscontrò un largo consenso sociale. Ed effettivamente quanto il Manifesto propone di fare è un qualcosa di profondamente rivoluzionario, eversivo se vogliamo, anticonservatore e al di là di ogni forma di omologazione sociale, culturale, politica.

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Prima di entrare nel vivo dell’opera, assai pregna di contenuti interessanti, è preferibile fornire una breve contestualizzazione dell’autore e dei suoi campi d’indagine. Parliamo di un’autentica eccezione, un accademico oltre gli standard dell’erudizione, principalmente versato nei settori della teoria dell’architettura e dell’arte performativa, oltre che della sessualità e pornografia. I modelli di riferimento, che Preciado esaspera e supera, in un certo qual modo, vanno dalla scuola francofortese – di cui si avvertono le influenze anticapitalistiche e antimercificatrici – fino alle ricerche di Foucault – coi temi della comunione tra potere e vita, sorveglianza e azione punitiva -, Derrida, Deleuze e, non da meno, del più tardo femminismo che, muovendo dalle teorie butleriane, si spinge fino a quelle di Simone de Beauvoir, Helen Hester, Donna Haraway e Luce Irigaray.
Uno scenario di fondo piuttosto ricco, dove il focus è carico di una tensione verso i concetti della biopolitica, della governabilità del corpo, del patriarcato nonché della dicotomia natura/cultura.

Noi siamo la rivoluzione già in corso.

Nonostante si rifaccia a grandi autorità del patrimonio filosofico a lui antistante, Preciado riesce tuttavia a spiccare per originalità e proprietà di autonomia critica. Anzi, il Manifesto controsessuale va letto come un vero unicum.
Qual è l’idea di base dell’autore? Il sostrato filosofico del testo è una radicale opposizione verso il sempiterno aut-aut, ovverosia il netto binarismo tra uomo e donna, di stampo eterocentrista, secondo cui deve insindacabilmente sussistere uno spartiacque tra l’una sponda e l’altra, una configurazione somatica e identitaria ermetica tra generi e gusti sessuali, una standardizzata esecuzione della pratica sessuale, pena l’emarginazione e il rigetto sociale.
È così che nasce la contro-sessualità, un movimento ideologico-filosofico reazionario il cui proposito consisterebbe nel rigetto di canoni sovraimposti tanto alla sfera formale del nostro corpo, tanto a come usarlo, quanto con chi e con che cosa.

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Attraverso un linguaggio che sposa espressioni sconce ed enunciati aulici, Manifesto controsessuale si scopre un libro ossimorico, intento nella cosiddetta queerizzazione del sesso. In primis è necessario eliminare un monismo di genere, fin dalla nascita: mai più un nome iniziale o maschile o femminile, giacché possiamo essere entrambe le cose, da neonati come da anziani, e un condizionamento onomastico non è che ostacolante al processo di liberazione dalle catene. La soluzione sarà allora godere di entrambi i nomi, come ‘Luca Marta’, così da rifuggire tradizionalismi di genere.
Si procede con l’abolizione di vincoli indissolubili e fallaci quali sono le unioni matrimoniali e la monogamia: in quanto dotati di libero arbitrio, perché privarci di più esperienze, più piaceri, nel rispetto anzitutto della nostra persona? A che pro recluderci in esistenze monodimensionali, da cui non scaturiscono altro che frustrazione, senso di impotenza e rimpianto? Ogni relazione verrà consensualmente sancita da un contratto non incompatibile con altri simultanei, obbligatoriamente temporaneo (ma comunque suscettibile di eventuali rinnovi, se concordato dai due o più membri del rapporto) e privo di eventuali privilegi (ed es. patrimonio post mortem) che inibirebbero una libera scelta.
Addio anche all’uso eterocentrico dei nostri organi sessuali. Nella contro-sessualità i nostri peni e le nostre vagine vanno privati della loro univocità: un clitoride può penetrare, un pene ricevere penetrazione a sua volta. Così nasce la dildonica, cioè l’arte dell’uso del dildo, protesi che estende – piuttosto che evidenziare mancanze – la nostra plasticità corporea. Un concentrato di arte, architettura, sesso ed emancipazione erotica. Tale strumento, che diviene parte intrinsecamente indissolubile del nostro complesso corporeo, deve interagire non più con quei mezzi binari, propri del mondo che Preciado intende demolire, ma con l’ano, l’unico orifizio comune ad ogni individuo, a prescindere da chi o cosa sente di essere.
Senza dimenticare un’altra delle tante postille che Preciado inserisce all’interno di un vero e proprio codice normativo della contro-sessualità: non si dovrà più pagare per sentirsi a proprio agio col proprio corpo né si potrà definire patologica una data condizione sessuale o di genere.

Le sessualità sono come le lingue: complessi sistemi di comunicazione e ri-produzione della vita. Come le lingue, sono costrutti storici con genealogie comuni e iscrizioni bioculturali. Si possono parlare molte lingue. Come spesso avviene nel monolinguismo, nell’infanzia ci viene imposta una sessualità che assume il carattere di un desiderio naturalizzato. Veniamo addestrate/i nel monolinguismo sessuale.

Come si può evincere, una filosofia che esaspera infinitamente anche il più sovversivo dei femminismi. Non solo si ritiene che la natura non sia abbastanza per determinarci, ma addirittura il sesso, il genere e i nostri piaceri hanno diritto di cambiare, trasformarsi di istante in istante.

Ma con questo le problematiche e i limiti dell’opera, dunque della prospettiva del filosofo, sono tanti e importanti. Anzitutto va riconosciuto un eccesso di visionarietà, dal momento che Preciado proietta risultati e obiettivi pragmaticamente ardui nella loro realizzabilità. Forse proprio il fatto di voler far troppo senza mezzi termini e procedure graduali, di compromesso, rischia di cadere nell’utopismo.
Per non parlare di un aspetto altrettanto deficitante, cioè la caduta nell’eterocentrismo pur nella volontà di uscirne. Se il suo intento è sfuggire alla posizione fallica, al predominio del pene, perché individuare il mezzo di risoluzione nel dildo, che per antonomasia è semanticamente copia del pene stesso? Non sarebbe stato più congeniale uno strumento altro, in nessuna maniera riconducibile alla sfera di uno dei due generi che Preciado intende confutare?
Ancora, temo che numerose istanze piuttosto rilevanti siano andate sfumando a favore di trattazioni più marginali, a mio avviso, quali procedure dettagliate sull’uso dell’oggetto dildo. Si pensi alla mercificazione del corpo, al linguaggio del sesso, alla patologizzazione di orientamenti sessuali e identità di genere.

s-l300Se però la controsessualità sfocia in attacco terroristico verso l’attuale condizione sessuale, va anche detto che è proprio in virtù della sua avanguardia estetica che si traduce in pensiero filosofico che Manifesto controsessuale; che sia approvazione o dissenso, in entrambi i casi Preciado avrebbe ottenuto la dimostrazione che siamo davvero la rivoluzione in atto: è l’apatia, l’assenza di reattività che certificherebbe inerzia sociale. Che vogliate apprezzarlo o biasimarlo, questo è il saggio utile a chi cerca stimoli e risposte, nuove dimensioni e perché no, una riscoperta di sé e della propria sessualità.
Un’opera validissima, dall’alto pregio teoretico, dove osceno e accademico si fondono per dar vista a quello che potrà diventare un Manifesto di riferimento per i prossimi decenni. Perché si sa, il potere di ogni visionario utopico risiede non nel consenso dei presenti, bensì nel seguito dei posteri.

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