ARISTOTELE C’AVEVA RAGIONE! – CONSIDERAZIONI SU “LE ORIGINI PROFONDE DELLE SOCIETÀ UMANE” DI EDWARD O. WILSON (CORTINA EDITORE) | RECENSIONE|

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TITOLO: Le origini profonde delle società umane

AUTRICE: Edward O. Wilson

ANNO: 2019

CASA EDITRICE: Raffello Cortina Editore

NUMERO DI PAGINE: 134

PREZZO DI COPERTINA: 15,00€


QUARTA DI COPERTINA:

Per millenni filosofi, teologi e scienziati non sono riusciti a trovare risposte verificabili alle domande che definiscono il significato stesso dell’esistenza umana: che cosa siamo e che cosa ci ha resi quello che siamo? Nel suo esame della storia evolutiva, Wilson si spinge qui più indietro di quanto abbia mai fatto, consegnandoci un testo che mette in luce le origini profonde delle società animali e di quella umana. L’unico modo per comprendere il comportamento umano è cercare di conoscere le storie evolutive, lunghe e complesse, delle specie non umane. Tra queste almeno diciassette specie (roditori e gamberi tra gli altri) hanno sviluppato società avanzate e basate su livelli di altruismo e cooperazione simili a quelli che osserviamo tra gli esseri umani. Sulla scia di Darwin, che suggerì di studiare le origini dell’umanità tenendo conto del comportamento delle scimmie antropomorfe, Wilson sintetizza le più aggiornate ricerche svolte nel campo delle scienze dell’evoluzione, realizzando un’opera concisa ma rivoluzionaria sulla genesi della società umana.


COMMENTO AL TESTO:

Le origini profonde delle società umane (da qui in poi Le origini) è un saggio tanto breve quanto illuminante, frutto di un autore che non solo è un ottimo saggista ma è anzitutto uno dei biologi e naturalisti più affermati di sempre. Edward O. Wilson, doppio premio Pulitzer per la saggistica, scrive Le origini non per fare chiarezza ma per informare: la sua opera non ha difatti la funzione di de-costruire concetti maltrattati o idee raffazzonate, bensì di instillare il germe della conoscenza nel lettore che non può non sentirsi attratto dall’argomento oggetti di discussione del libro stesso.

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Di cosa parla l’opera? L’obiettivo di Wilson è presto detto: mettere in mostra l’origine evolutiva, la funzione adattiva e la natura squisitamente biologica di comportamenti pro-sociali, cooperativi, solidali e, come se non bastasse, fornire una genealogia della socialità tra i viventi nonché il perché sia prerogativa di solo diciassette specie attuali, l’esser comunitari. Ebbene sì, quella che noi crediamo essere essenza unicamente umana, peraltro una delle più determinanti della definizione di essere umano, quella che Wilson chiama eusocialità (dove il prefisso eu- sta per “buona”, “giusta”) va in realtà estesa a diversi altri animali che, proprio come noi hanno costituito sistemi sociali, gerarchie, classi, relazioni, posizioni di potere e una bussola del comportamento di massa.

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Non bisogna però confondere, ci avverte Wilson, la tendenza a vivere in gruppo con l’eusocialità. Tanti organismi, difatti, come il moscerino, il delfino, tanti volatili e non pochi quadrupedi come il lupo hanno una predisposizione a vivere pluralmente. C’è chi cerca il consimile per difesa, chi per procacciarsi del cibo, chi per garantire una corretta procreazione di nuove generazioni e chi addirittura per colonizzare determinate aree da cui poter avvistare più facilmente i nemici e dar così un allarme ai compagni.

Eppure il vivere insieme, che è comunque un passo avanti rispetto all’individualismo della stragrande maggioranza dei viventi, è sì condizione necessaria ma non è comunque sufficiente affinché si parli di eusocialità vera e propria. Solo a una fetta infinitamente piccola, se pensiamo a quanti sono stati e tutt’ora sono gli organismi che la Terra ha ospitato e ospita attualmente, di animali possiede la capacità di organizzarsi in società e, soprattutto, ha fatto della socialità un punto di forza utile alla sopravvivenza del singolo quanto della specie.

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Si scopre, leggendo questo libro, che tra uomo, gamberetti tropicali, formiche, termiti, vespe e calabroni non c’è poi così tanta differenza. In ciascuno di questi mondi biologici ciascuno protegge la vita dell’altro, ciascuno dipende dall’altro e con l’altro ha inscritto un rapporto piuttosto consolidato. Estremamente altruisti e cooperativi gli organismi eusociali si sostengono a vicenda e conoscono una verticalizzazione della massa: compaiono caste di formiche operaie e api regine, nonne in menopausa e madri protettive, tutti volti alla medesima finalità dell’autoconservazione.

Non starò qui a svelarvi i complessi giochi che la natura avrebbe compiuto per arrivare a questo esito, vogliate perché Wilson merita di leggere, vogliate perché il libro è scritto e illustrato – sì, ha anche delle bellissime immagini didascaliche – che una meraviglia, vogliate perché non è questa la mia area di competenza divulgativa.

Ciò che credo merita di essere a questo punto osservato è un doppio aspetto. In primo luogo constatiamo con Le origini che tra uomo e animale non vi è grande differenza, se non di grado, qualitativa: entrambe le fazioni conoscono l’amore per il prossimo e lo spirito di gruppo, se vogliamo poeticizzare l’ethos dei viventi.

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Ma soprattutto troviamo un’ennesima conferma, stavolta di ordine biologico-naturalistico che l’uomo è, come recitava Aristotele duemilacinquecento anni fa, un politikòn zoon, un animale – esattamente come gli altri – sociale. Non possiamo isolarci, adottare ideali egoistici, ribellarci contro la gruppalità e dimenticarci di chi ci sta accanto. Siamo pezzi di un medesimo puzzle, figli della medesima sostanza, co-dipendenti. Stavolta grazie alla biologia dobbiamo prendere atto che non possiamo non pensarci un’ottica sociali e guardarci in uno sguardo che non sia plurimo.

Una lettura formativa, da cui come si è visto possono e devono scaturire riflessioni etiche, politiche, antropologiche, squisita nella forma e nel contenuto, che consiglio, specie a chi non crede che l’unione non solo fa la forza, ma fa anche la specie.

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