Elogio a Diogene – Considerazioni su “LO SCHIAVO RIBELLE” di Michele Flammia (Premiceri Editore) | RECENSIONE

TITOLO: Lo Schiavo Ribelle. Come la filosofia può renderci davvero liberi

AUTORE: Michele Flammia

CASA EDITRICE: Premiceri Editore

NUMERO DI PAGINE: 208

PREZZO DI COPERTINA: 15,00€


Si sente spesso parlare del filosofo come una maschera curiosa, una caricatura atipica dell’uomo ordinario, più dedito al fantasticare il possibile che vivere il reale. Ma tra le tante vite dei filosofi ce n’è una in particolare che si rivela capace di condividere e al contempo smentire questo annoso luogo comune. E’ quello che ci racconta l’autore di questo libro, Michele Flammia, che proprio a partire dal pittoresco aneddoto sulla figura del celebre Diogene di Sinope, racchiude nell’introduzione del suo Lo schiavo ribelle la carica liberatrice ed emancipatrice della vocazione filosofica e – per estensione – del suo stesso lavoro.

Plutarco nella Vita di Alessandro e Diogene Laerzio nelle Vite e dottrine dei filosofi illustri ci riportano quanto accadde, un giorno d’estate nella Grecia del IV secolo a.C., tra il grande Alessandro e Diogene di Sinope. Mai due figure potevano essere più dissimili tra loro: l’uno futuro imperatore destinato a cambiare le sorti dell’umanità, frutto dell’insegnamento di un giovane Aristotele che presso la corte macedone aveva educato il piccolo figlio di Filippo; l’altro un pensatore insolito, vicino al modello socratico, per il quale il vero scopo della pratica filosofica era acquisire quell’autosufficienza materiale e imperturbabilità spirituale capaci di liberare l’uomo dalle sue stesse catene. E’ per questo che il nostro Diogene si era sgravato di ogni fardello e possesso, limitandosi a conservare una botte vuota come casa e una ciotola con la quale bere, finché non si accorse, osservando i bambini, che era possibile abbeverarsi anche con le mani e privarsi anche di quel misero oggetto.

Quando i due personaggi si trovarono l’uno di fronte all’altro, quanto avvenne rimane tutt’oggi un topos aneddotico tanto ironico quanto stimolante. Alessandro, infatti, fiero e altezzoso come gli si addiceva, gli si mise davanti e gli chiese “Chiedimi tutto quello che vuoi!”. Ma la risposta di Diogene, che al momento si trovava beatamente disteso al sole, dovette ammutolirlo quando questi gli disse. “Spostati dal sole”.

Ebbene, ciò che la simpatica vicenda ci insegna, non è tanto che non si deve mai disturbare qualcuno che prende il sole, ma soprattutto che a chi è davvero libero, ciò che chi come Diogene conduce un’esistenza di rinunce materiali e ricchezze spirituali, il lusso e i titoli altro non sono che uno stupido orpello, dimostrazione dell’animale dipendenza dell’uomo da se stesso. Certo, non si può non riconoscere l’estremismo del personaggio di Diogene, ma quello che le fonti ci raccontano è di grande insegnamento.

Su questo e a partire da questo scrive Michele Flammia, docente di Storia e Filosofia nei licei e dottorando presso l’Università di Milano-Bicocca. Potremmo vedere il suo saggio filosofico-divulgativo, Lo schiavo ribelle. Come la filosofia può renderci davvero liberi come tutto orientato a far suo il principio filosofico di liberazione incarnato da Diogene di Sinope.

Nel suo lavoro, a cui incorpora dati scientifici e constatazioni oggettive, risultati di ricerca ed elementi multidisciplinari che spaziano dalla psicologia alla biologia fino alla fisica quantistica, Flammia passa in rassegna le più evidenti e inequivocabili restrizioni alla cieca indipendenza del Sé per l’uomo e per la vita tutta: codipendenza biologica, fallacie cognitive, pregiudizio al finalismo, bias di attribuzione, dualismi a la Cartesio, meccanismi causa-effetto, incidenza del corpo sulla mente, sono solo alcuni dei tantissimi temi che l’autore evoca a riprova dell’impossibilità di dirsi realmente liberi.

Ma l’attraversamento di una così grande e interessante mole di dati e constatazioni non conduce a un esito aprioristicamente fatalistico. Ne Lo schiavo ribelle non si giunge a una deriva pessimistica e irrazionale della vita, né però, d’altra parte, all’idea che tutto sia possibile. Anzi, l’intero lavoro sembra innervato dalla doppia polarità, un’antinomia secolare del discorso filosofico, e alla pacificazione tra determinismo e volontarismo, necessità e possibilità, passività e libertà. Le due cose, ci spiega Michele Flammia, non si escludono, bensì il fatto che a una causa seguiti necessariamente un effetto e che le cose non possano andare diversamente, non toglie che ciò che accade in modo imprescindibile non possa esser frutto della nostra autentica volontà e cioè che alla base dell’inevitabile vi sia sempre una forza attiva, consapevole, autonoma in senso kantiano.

In un mare di curiosità e suggestioni, che stimolano la mente di chi legge offrendogli infinite strade di studio e lavoro, con un linguaggio assai chiaro e comprensibile, frutto di un sapiente esercizio dell’insegnamento tra i giovani, ma anche con la competenza che si addice a chi di filosofia si occupa anche nei piani più altri dell’architettura didattica, Michele Flammia regala Lo schiavo ribelle, un saggio che ci spiega come la filosofia può renderci davvero liberi.

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